La produzione di birra nel 2019 ha segnato un +5 %, a fonte di un -1,3% dell’intera industria italiana, creando un valore aggiunto di 9 miliardi di euro lungo una filiera che parte dalle coltivazioni di orzo e luppoli e si conclude al consumo. Filiera che coinvolge settori diversi fra loro e di cui la produzione rappresenta solo uno dei tasselli del puzzle.
AssoBirra, forte di questa considerazione e dei numeri estremamente positivi presentati oggi nell’Annual report, propone il comparto come una delle leve su cui lavorare per il rilancio del paese post lockdown. Proposte concrete, di breve e di lungo periodo, per la ripartenza.
Credito d’imposta di valore pari all’accisa sulla birra in fusto, quindi venduta alla spina, per dare immediata marginalità ai dettaglianti. Un aiuto diretto all’horeca, canale ove si sviluppano i due terzi del valore aggiunto del settore e messo in ginocchio dalla pandemia. Nel lungo periodo si rende invece necessario un intervento strutturale.
Quella che fino a ieri era una richiesta oggi è diventata una necessità – dichiara Alfredo Pratolongo, Vice Presidente di AssoBirra – Non tutti sanno che in Italia la birra è l’unica bevanda da pasto a pagare le accise, una penalizzazione assolutamente ingiustificata che ha visto un aggravio fiscale del 30% tra l’ottobre 2013 e il gennaio 2015″.
I NUMERI DEL COMPARTO
Nel 2019, la produzione di birra in Italia è passata da 16,4 a 17,2 milioni di ettolitri, in linea con il trend positivo che negli ultimi 10 anni ha visto la produzione aumentare i volumi del 35%. Al 9° posto in Europa per produzione l’Italia è cresciuta anche per quanto riguarda l’export con un volume di 3,5 milioni di ettolitri (+13%).
L’incremento ha riguardato l’intero comparto, compreso il ramo dei piccoli produttori che in Italia conta circa 850 strutture per una crescita totale del +3,8%. Risultati trainati dal consumo interno che ha raggiunto la cifra record di 34,6 litri pro-capite e che si riflettono anche sull’occupazione per un totale di oltre 144 mila occupati lungo tutta la filiera.
Il 2019 ha confermato la crescente predilezione degli italiani per la birra che assume un ruolo sempre più di rilievo nel panorama italiano e di conseguenza nell’economia nazionale – afferma Michele Cason, Presidente di AssoBirra – Tuttavia, l’emergenza sanitaria mette a rischio la sopravvivenza di molte realtà e le prospettive di crescita a medio termine”.
“Siamo convinti che le potenzialità insite nella filiera dell’orzo, così come nella coltivazione del luppolo, meritino un’adeguata valorizzazione soprattutto a livello europeo di politica agricola comune”.
LA SOSTENIBILITÀ COME VALORE
Gli investimenti in sostenibilità del comparto hanno consentito di raggiungere e superare con un anno di anticipo gli obiettivi previsti per il 2020: riduzione di acqua del 35%, di Co2 del 58%, ed energia del26%. Un altro passo in avanti nel percorso di sviluppo sostenibile dell’Italia alla luce delle sfide contenute nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.
Continua inoltre l’impegno delle aziende brassicole nella promozione del consumo responsabile, con campagne d’informazione mirate ad aumentare la consapevolezza dei consumatori sui rischi connessi all’abuso e all’uso scorretto delle bevande alcoliche, stimolando il confronto con le Istituzioni sulle misure da adottare congiuntamente per sensibilizzare l’opinione pubblica.
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